domenica 18 gennaio 2015

La leggerezza

Sfuggire al peso di una gravità che rende la vita soffocante, spigolosa, priva di fantasia. Un'impresa non da poco se allo stesso tempo si cerca di non essere superficiali, di entrare dentro le cose e percorrerle fino in fondo, di concretizzarle seriamente quando si tratta di un prodotto della creazione artistica o di un momento della nostra vita professionale. Eppure perchè privarci di supporre che leggerezza e rigore possano essere abbracciati entrambi, costantemente, e piuttosto non arrivare alla certezza che proprio questo connubio dà un'opportunità in più al vivere, rende ricca e originale la creazione e significativa ogni relazione umana? 
Calvino nelle sue Lezioni americane dedica un gustoso capitolo alla leggerezza, desunto da una conferenza che credo incantò l'uditorio. Intendendo spiegare tanti suoi registri narrativi, fa scivolare il suo sguardo attraverso grandi opere d'ogni epoca, leggendovi proprio la leggerezza che vuole teorizzare. Fra i suoi esempi, Mercuzio, indimenticabile personaggio della tragedia dei due amanti di Verona, in risposta a Romeo e al suo sentirsi schiacciato sotto il peso d'amore, lo invita a servirsi delle ali di Cupido per volare piuttosto, e godere appieno delle opportunità dell'amore. E' la stessa levità di Cyrano, che fino alla morte recupera il senso dell'ironia in ogni esperienza, anche quella tragica del trapasso. 
Così come la spinta forte a superare i limiti dell'immaginazione, sostanziata nella leggerezza del volo del Barone di Munchausen, esplode nel celebre personaggio creato da Rudolph Erich Raspe. Gli esempi di questa leggerezza, ciò che vuole rappresentare, sono decine e decine nella letteratura di tutti i secoli, ciò fa pensare che essa sia un valore imprescindibile, simboleggiato nella vittoria sul peso della gravità e ricco di significati dietro questa apparente semplificazione. 
Non è mai tardi per rivendicare il diritto alla leggerezza, se le diamo il potere di abbattere ogni fortezza innalzata dall'austerità, la mancanza di fantasia, di coraggio. Apparentemente inespugnabili, le mura di queste fortezze sarebbero friabili dinanzi al vento di una leggerezza che è più forte di quanto si potrebbe immaginare. Personalmente, rivendico il mio diritto alla leggerezza ovunque io sia, pur non perdendo di vista le fondamenta salde su cui mi costruisco professionalmente, artisticamente e umanamente. La mia leggerezza è uno scudo ad esempio contro la saccenza, l'austerità e superbia di chi non comprende quanto siano vaste le possibilità umane, come si possa cogliere la bellezza nella semplicità e si possa essere dignitosamente in grado di contribuire ad essa. Amo scrivere, recitare, dirigere, insegnare, tutti ambiti costruiti su forti impalcature ma sulle quali si erge la mia costante levità. Detesto la bieca ignoranza di coloro che possono apparire onniscenti ma ai quali manca l'umiltà, così come detesto l'ignoranza grossolana di chi sceglie di non progredire e guardare con occhi sempre nuovi alle infinite possibilità che la vita offre. 
Luz


lunedì 12 gennaio 2015

Il valore dell'amicizia oggi

Un tema forse obsoleto, perchè troppo discusso e troppo abusato, ma voglio tentare ugualmente una definizione. L'esperienza insegna che l'amicizia non può esistere se non fra due persone anzitutto affini, con orizzonti simili, vedute compatibili, ma questa è solo la base su cui gettare un tentativo di amicizia. La verità è che l'amicizia è una forma d'amore e dell'amore trascina con sé luci e ombre. Può capitare di concepirla come un legame, forse una forma di dipendenza affettiva, uno dei pilastri su cui si erge il nostro modo di costruirci ogni giorno. E lì sta l'intoppo. Per essere realmente maturi, pronti per essere amici di qualcuno, bisogna essere anzitutto capaci di fare a meno di quel qualcuno. Di ritenerlo importante, ma non indispensabile. Insomma, fra tutte le relazioni umane l'amicizia può fregiarsi dell'opportunità di essere un quid "rinunciabile". In ciò, paradossalmente, può celarsi il suo valore più autentico. 
Tutti coloro che possono dirsi legati da forte amicizia sono realmente in grado di concepirla da entrambe le parti allo stesso modo? Può accadere di no, e da qui il generarsi di delusione, mancate gratificazioni, assenza. L'assenza si concretizza nel momento in cui l'uno non riesce a rispecchiarsi nell'altro, non lo vede come proprio Sé affine, simile, perchè l'altro sta ragionando in modo diverso e giunge a diverse conclusioni. Questo immaginario specchio in cui l'amico ha visto se stesso si incrina e l'altro diventa estraneo, appunto altro.
Constatare che l'amicizia vera, profonda, corra di continuo su questa lama, possa incorrere nel pericolo di autodistruggersi, è angosciante. Oggi l'amicizia è un valore continuamente in bilico, perchè la comunicazione si è fatta difficile, perchè l'uomo vive una contemporaneità eternamente protesa verso l'autodeterminazione. Quanto possa esserci da salvare può dimostrarlo solo il tempo e la resistenza a una consunzione ormai fisiologica cui è sottoposta ogni relazione umana. Voglio poter pensare che continui a perserverare la speranza di concepire l'amicizia come un giardino da coltivare amorevolmente, nutrire e sostenere tenacemente. Solo questa speranza vale la pena di un pensiero in più, uno sforzo in più, una parola buona di più. 
Luz

giovedì 1 gennaio 2015

Buoni propositi & Co.

Un altro anno se ne va, un nuovo anno arriva. Il 2015 si spalanca su ultimi giorni dicembrini gelidi e brillanti di sole qui a Roma, fra ore che passano in fretta, coperte calde sotto le quali gustare libri e film e qualche passeggiata ben coperti. E' spontaneo pensare al nuovo anno come foriero di buoni propositi e allora mi provo a pensare a cosa farò di bello, ma soprattutto di nuovo. L'uomo non può che inventare scenari nuovi per consolarsi dalla banalità del quotidiano e dall'angoscia della morte, in questo semplice principio si condensa il continuo lavorìo su nuovi progetti. Ovviamente qui si tratta di persone dotate di una certa curiosità e di desiderio di progresso di sé. Strano a dirsi, non siamo tutti così. Alcuni semplicemente perchè non possono permetterselo, altri semplicemente perchè non sono dotati di quella salvifica curiosità.

La grande fonte del piacere è il cambiamento. L'uniformità, anche quando è l'uniformità dell'eccellenza, stanca. Amiamo avere aspettative; e quando la nostra aspettativa è stata delusa o soddisfatta, vogliamo ricominciare ad averne.
Samuel Johnson

I buoni propositi per il nuovo anno arrivano puntuali a farci immaginare di cambiare totalmente, di accorciare le distanze fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. E' piacevole questa spinta a voler fare tipica di queste prime settimane di gennaio. Ci armiamo di pazienza, entusiasmo, tenacia e stiliamo un concreto o ideale elenco di desideri da realizzare. Ma com'è che poi questo entusiasmo scema ineluttabilmente, che l'elenco si rimpicciolisce e che ci accontentiamo di essere quello che siamo? Semplicemente perchè il traguardo è lontano e le aspettative ben maggiori rispetto alle nostre effettive potenzialità. E soprattutto... soprattutto perchè la soddisfazione non è immediata. Nell'epoca dell'hic et nunc, del cotto e mangiato, dell'usa e getta, non possiamo permetterci una tenacia che sfidi i nostri umani limiti, e così la dieta sarà ancora procrastinata, così come lo smettere di fumare, di bere, dedicare più tempo agli altri, migliorare la nostra vita. Che continuerà a essere grosso modo quella di sempre, costellata di piccoli e grandi eventi, certo, ma pur sempre questa vita. 
Sono tra i pochi tenaci che caparbiamente costruiscono un percorso mattone su mattone, mi pregio di questa singolarità. E allora almeno saprò che il 2015 attendono progetti ambiziosi in campo artistico, un grande cambiamento professionale e il gusto di dedicarmi anima e corpo alle persone importanti. 
Buon anno a tutti.
Luz


martedì 30 dicembre 2014

Tutto il bello della calligrafia

E' bello ricevere in dono un piccolo set per scrivere come si faceva in epoche lontane. Un set completo perfino di ceralacca per suggellare una missiva. Una boccetta d'inchiostro, diverse punte da applicare alla penna, tampone e carta sopraffina. 
La calligrafia è un'arte pressoché dimenticata, una di quelle belle cose che richiede tempo e dedizione, pazienza e passione, di conseguenza destinata in questo nostro tempo a ritagliarsi una timida nicchia da irriducibili (...sentirsi dire che vedendo il set in bella mostra in una vetrina qualcuno ha pensato esattamente a te, meglio ancora se si tratta di un bambino particolarmente sensibile).
Non v'è stata civiltà del mondo antico che non abbia fatto di questa pratica un proprio fiore all'occhiello, dai greci agli egizi, dagli arabi alle splendide prove di calligrafia dell'estremo Oriente. A pieno titolo nel patrimonio umano e culturale mondiale. 
Calligrafia e arte della spada si somigliano. Nascono dall'armonia tra la forza del polso e il sentimento del cuore. (Anonimo)
Se ci si addentra anche solo un po' in questo universo, si scopre che esistono associazioni e circoli culturali che promuovono la conoscenza di questa pratica, organizzando corsi e convegni. Se tanti storcono il naso dinanzi a ciò, ritenendo che in epoca di touchscreen sia anacronistico parlarne, è sacrosanto che si porti avanti l'idea che i più giovani possano ancora essere educati alla bella scrittura. Attraverso lo studio dei caratteri di un tempo e della loro riproduzione, si insegna qualcosa di fondamentale, oggi sempre più alla deriva: il gusto per il dettaglio, per la lentezza, assieme alla riscoperta del creare con le proprie mani. E se vogliamo essere più diretti: si può insegnare a impugnare una penna o a distinguere lo stampatello dal corsivo, aspetti della nostra comunicazione scritta che oggi sempre più sono trascurati perfino dagli insegnanti.
                                                                                                                                                             Luz

martedì 18 novembre 2014

Tre Cuori


Tre fiammiferi accesi / Uno per uno nella notte / Il primo per vederti il viso / Il secondo per vederti gli occhi / L'ultimo per vedere la tua bocca                                                     
Dopo aver visto il film Tre cuori per quella strana alchimia che sono le associazioni di idee mi frullava nella testa questa poesia di Jacques Prévert. Poi cercando di dar voce all'emozione intensa che questo film mi ha suscitato ho capito il perchè: il primo è il viso della mamma delle due altre donne protagoniste, Catherine Deneuve, dai molti sguardi straordinariamente comunicativi che non hanno bisogno di parole; il secondo sono gli occhi di Charlotte Gainsbourg, Sylvie, disperati, teneri, incapaci di mentire; l'ultimo è l'amore sensuale represso, condizionato e fulminante della sorella di Sylvie, Chiara Mastroianni. Eccolo "il cuore" di questo struggente e commovente film! Tre donne, tre cuori, tre fiammiferi nella notte con la consapevolezza dell'amore che le unisce, un amore unico, viscerale, ma pudico nella sua fragilità e contraddizione. Questo è un film che commuove per la sua estrema sincerità, ti obbliga a confrontarti con te stesso. Il destino di ognuno che si interseca con quello dell'altro, ineluttabile, fatale e senza pietà. Ma è tenero nel racconto, ti stupisce per l'eleganza e il garbo e non è facile raccontare i sentimenti e le loro sfumature senza scivolare nel pietismo. Direi un film femminista, se tale termine, oggigiorno non fosse già desueto, perchè nonostante tutto sono le donne le più forti nella loro fragilità. Si abbandonano con passione e istinto. Non ho dimenticato Marc, il protagonista della storia, Benoit Poelvoorde. Lui "ama" con la stessa intensità l'una e l'altra ma brama ciò che non ha, ricordando, desidera ciò che ha dimenticando. Ottima interpretazione di un personaggio metodico, ispettore del fisco, che appare debole, incerto ma lui Ama! E' l'uomo che ama le donne forse è questa la sua debolezza. L'epilogo è mozzafiato come il ritmo che si fa incalzante e travolgente man mano che la storia si dipana. Da vedere e per me, che odio il replay, da rivedere. E siccome amo le poesie di Prèvert mi dedico, perchè anche a me piace guardare dov'ero, ogni tanto "Les Feuilles Mortes" cantata da Yves Montand... Dunque "Tre cuori"..."Tre fiammiferi accesi"...Yves Montand....che vita meravigliosa!                              
Cris                                                            

domenica 2 novembre 2014

Il giovane favoloso

Un film sulla vita di Giacomo Leopardi sembrerebbe istintivamente impensabile. Come si fa a raccontare un genio, un animo complesso, dolente e infinitamente infelice, la sua epoca così singolare? Raccontare sulla pellicola la storia del più strordinario genio della nostra Letteratura pare non fosse idea nuova. Fu ventilata questa possibilità molti anni fa, una decina credo, con Sergio Rubini nel ruolo del protagonista. Produzione che poi non fu mai realizzata. La sfida viene raccolta da Mario Martone, in una produzione che porta la sua firma nello stile e nel rigore del racconto.
Questo è un film che emoziona, uno di quelli che alla fine ci lascia attoniti e incapaci di lasciare la sala del cinema, mentre quella colonna sonora dal ritmo moderno descrive l'ultimo canto di Giacomo, il testamento poetico che declama dinanzi al cielo notturno di Napoli, e lui ancora una volta come sgomento dinanzi al creato, percepito fin dalla sua cosmogonia, come se la sua mente si dilatasse un'ultima volta dinanzi a spazi siderali che egli percepisce fin dalla sua adolescenza.
Elio Germano, il suo interprete, vince pienamente la sua prova più difficile finora affrontata. Credibile, struggente, tenero, dolente, traspira quel dolore ineffabile che Leopardi ha sublimato in versi di infinita e ineguagliabile bellezza, oltre che in tante opere scientifiche e filosofiche. Il rigore di Martone è assoluto, la storia del giovane Leopardi è un racconto che in tutta la prima parte ha come scenario la Recanati amata e odiata, gli ambienti austeri della casa, l'ordine e la dedizione alla biblioteca, centinaia e migliaia di fogli scritti minuziosamente, le solitarie passeggiate sul colle dal quale immaginare scenari nuovi, la finestra nella quale è incorniciata una giovane Teresa Fattorini destinata a morte precoce. Su tutto il dolore di un giovanissimo Leopardi che subisce l'austerità della madre e l'ossessivo attaccamento paterno, mentre una malattia deformante affligge i suoi giorni e paradossalmente gli dona un osservatorio personale dal quale percepire il destino degli uomini. 

...io non ho bisogno di stima, di gloria o di altre cose simili. Io ho bisogno di amore, di entusiasmo, di fuoco, di vita.

Giacomo è come assetato di qualcosa di cui percepisce l'esistenza e allo stesso tempo sente che a lui non è destinato. Il dolore si alimenta di un'insoddisfazione profonda, pertanto dilaga e segna irrimediabilmente le sue relazioni col mondo che incontrerà. Infatti, nella seconda parte, Leopardi ha acquisito la sua libertà, vive a Firenze, poi Roma, poi Napoli, quel mondo che aveva idealizzato e dinanzi al quale resta deluso, nell'amore non condiviso dall'aristocratica Targioni Tozzetti, nella constatazione di non appartenere a una società che inneggia a "magnifiche sorti e progressive" dalle quali si sente a distanza, nell'unico conforto dell'amicizia di Antonio Ranieri. Nel mutare degli scenari non muta Giacomo, che precocemente era giunto al Vero, al Dubbio come suo assoluto, e al quale non resta che porsi come spettatore dinanzi alle miserie degli uomini, compatirli e vivere le sue altissime intuizioni mentre la storia si fa dinanzi ai suoi occhi.
Ogni delusione è pertanto linfa vitale dentro Leopardi, che si contorce fino alla paralisi in uno spasmo che è già morte, ultimo viaggio che Silvia additava nella chiusa della canzone a lei intitolata. Gli ultimi giorni di Leopardi sono lenti e riflessivi, è adulto ma in lui non ha mai smesso di vivere il fanciullo recanatese che si dibatteva nel suo furore intellettuale. Se dovessi immaginare un centro assoluto di questa mirabile pellicola, esso si concretizzerebbe nella frase che tuona dinanzi al padre Monaldo: Io odio questa prudenza che rende impossibile ogni grande lezione, padre!!! Qualcosa che rende Giacomo Leopardi non più lontano nel tempo, nella forma, nell'intelletto, ma straordinariamente vicino, attuale, in quell'anelito di vita che accomuna tutti i grandi animi che sanno percepire la Bellezza e farsene vivi assertori. 
Luz


domenica 12 ottobre 2014

Preraffaelliti

L'esperienza di visitare una mostra di Preraffaelliti rivela la totale impossibilità di riprodurre queste opere in fotografia o in altra forma di rappresentazione. Le opere di Millais, Waterhouse, Dante Gabriel Rossetti, si devono cercare nei musei che le conservano oppure accorrere ai musei che le espongono in determinati periodi. 
Ho avuto il piacere di guardare da vicino la pittura preraffaellita a Torino, lo scorso aprile, e ne sono uscita con la mente piena di forme e colori, la sensazione di un'arte che ostenta autocompiacimento e travolge perchè bella in modo prorompente, certa di ricreare un passato ormai perduto, orgogliosa di afferrarne il ricordo e la forza, superba nel darsi un nome che è un prendere le distanze da tanta arte ritenuta "accademica". 

Travolgono i soggetti di questa corrente, che vanno dal Medioevo a Shakespeare, a paesaggi immersi nelle nebbie del tempo, fino a ritratti di donne la cui femminilità esplode e conserva allo stesso tempo una tenera fragilità. Se a metà dell'Ottocento suscitarono anche aspre critiche, oggi questi artisti possono dirsi pienamente immersi in un'arte universale e trasversalmente riconosciuta come un alto esempio di arte pura. 
Luz